Domenica Bedonni e Sergio Bernardini - Sposi secondo il cuore di Dio

Della famiglia Bernardini, di Verica, si è scritto molto, specialmente in occasione della morte di papà Sergio (1966) e di mamma Domenica (1971): dall’Osservatore Romano a Famiglia Cristiana da Jesus a Madre di Dio, da Oggi a Grand’Hotel, oltre ai giornali locali e a diverse riviste cattoliche. Padre Domenico Mondrone, della Civiltà Cattolica, facendone la biografia nella sua opera monumentale: “I santi ci sono ancora” la definisce: “una famiglia d’eccezione oggi”, mentre Fraternità Cristiana titolava il suo servizio sulla celebrazione delle nozze d’oro di Sergio e Domenica (1963)“ Una famiglia più unica che rara”.
L’eccezionalità viene dal fatto che dei dieci figli dei coniugi Bernardini i due maschi sono diventati frati cappuccini, uno dei quali poi, padre Germano, divenuto Vescovo di Smirne in Turchia, mentre delle otto donne sei si sono fatte suore. Dunque l’eccezionalità del fatto fece notizia che si divulgò persino all’estero. Ma mentre lo choc, com’é naturale, pian piano si smorzava, la fama della santità di Sergio e Domenica è andata crescendo.
Chi li ha conosciuti, o anche solo chi ne ha sentito parlare, o chi ne ha letto la prima biografia scritta da Romeo Panciroli dal titolo: “La roccia che disseta il deserto”, o la sua ristampa col nuovo titolo “Una vocazione a tutti i carismi”, non può restare edificato dallo straordinario spirito di fede e di amore che animava quei
genitori che, dopo aver accolto senza risparmiarsi “tutti i figli che Dio mandava”, anziché ripiegarsi in se stessi, stanchi per il peso di accudirli, trovavano la forza di promuovere opere di carità per i poveri fino al punto, fiore all’occhiello, di adottare un seminarista africano che, fatto prete, in seguito diverrà pure lui vescovo.
Ma per capire da dove sgorgava questo fiume di carità, bisogna risalire alla sorgente. E la sorgente è un fatto altrettanto straordinario quanto le otto vocazioni religiose dei loro figli.
Prima di sposare Domenica, il giovane mugnaio Sergio, allora residente a Sassoguidano, aveva sposato Emilia Romani dalla quale ebbe tre figli. Ma nel volger di quattro anni la sua bella e promettente famiglia divenne un cimitero. Uno dopo l’altro gli morirono il padre, la madre, il fratello, la moglie e i tre figli. Fu per Sergio il tempo della “grande tribolazione” di cui parla l’Apocalisse, dalla quale però uscì purificato e trasfigurato.
Di fronte a questi fatti, chiunque ha un briciolo di fede non può non dire: qui c’é la mano di Dio. E’ con questa convinzione che da tempo ci si è mossi a raccogliere testimonianze. Una trentina di persone, tra quanti hanno conosciuto personalmente Sergio e Domenica, si sono offerte spontaneamente per testimoniare a favore della loro santità.
Inoltrata a Roma, da parte di Sua Eccellenza Mons. Arcivescovo, la petizione di aprire un processo di beatificazione, la Santa Sede ha dato il benestare. Nei giorni scorsi si è costituito a Verica il Comitato promotore. L’Arcivescovo Mons. Cocchi ha già fissato la data di apertura del processo: a Verica il prossimo 20 maggio alle ore 16.00. L’intento del Comitato e di quanti vorranno associarsi al suo lavoro è di lavorare “perché Dio sia glorificato nei suoi santi” e perché questi nostri santi che hanno vissuto fedeli al Signore in questi nostri stessi ambienti e con gli stessi nostri problemi ci siano di esempio di intercessione.

 

da “Nostro Tempo” organo informativo della Diocesi  

Don Angelo Sandri